Il Viet Nam e Hồ Chí Minh nella coscienza, nelle azioni e nella memoria dell’Italia e degli italiani

 

IL VIET NAM E HỒ CHÍ MINH 

NELLA COSCIENZA, NELLE AZIONI E NELLA MEMORIA DELL’ITALIA E DEGLI ITALIANI

 

Sandra Scagliotti

Console onoraria R.S. Viet Nam

Presidente Centro di Studi Vietnamiti/Polo Scientifico-Culturale Italia Vietnam Casella di testo:  La targa dedicata a Ho Chi Minhpresso la Trattoria della Pesa a Milano

 

 

Si è concluso nei primi mesi del 2024, l’anno del Việt Nam in Italia,  a coronamento del Cinquantesimo anniversario delle relazioni diplomatiche bilaterali Italia Việt Nam. Presentiamo qui uno scritto discusso nell’ambito del Convegno di Studi tenutosi presso l’Ambasciata della R.S..del Việt Nam in Roma, dedicato alle attività del presidente Hồ Chí Minh nel nostro Paese.

 

Questo Convegno ha assunto un’importanza particolare nell’ottica della diffusione della conoscenza e della promozione dei valori del patrimonio storico e culturale del Việt Nam in Italia, testimonianza, soprattutto, degli antichi e forti sentimenti di amicizia che legano i nostri due Paesi – eredità del Presidente e della sua profonda fede nel necessario impulso alle relazioni estere tra la sua terra d’origine e gli altri Paesi del mondo. Nel corso di tutta la sua vita il Presidente Hồ Chí Minh non lesinò sforzi e viaggiò per il mondo intero per conoscere la condizione dei più poveri, per comprendere le altre culture e per studiare le differenti esperienze politiche; nella sua visione, l’amicizia fra i popoli e le relazioni culturali costituivano l’autentica e più genuina base per una cooperazione efficace fra le nazioni e una convivenza pacifica.

 

 

 

 

Hồ Chí Minhe la sua storia italiana

Nel 1911 il futuro Presidente Hồ Chí Minh (alias Nguyễn Văn Bá)[1] giunge, in Francia all’alba del suo lungo viaggio di studio, formazione e lavoro “per la salvezza nazionale del Việt Nam”. Soggiornerà a Le Havre, Parigi, Bordeaux e poi raggiungerà Lisbona, Tunisi, Dakar; visiterà l’Africa occidentale e l’America – dove, si dice,  suo malgrado, e con orrore, poté assistere al linciaggio di afroamericani da parte del Ku Klux Klan. Abiterà a Londra e poi in Russia; fu proprio su di un treno che attraversava l’Unione sovietica che un giornalista italiano, Giovanni Germanetto, lo incontrò e lo intervistò sulle ragioni delle sue scelte politiche. Lo descrisse come “magro, svelto, con la favella sciolta” e notò “il suo ottimo francese”. Nguyễn Ái Quốc – il futuro Hồ Chí Minh – studiò e lavorò, intessendo proficue relazioni di amicizia e stima con i compatrioti della diaspora e con lavoratori e intellettuali europei. Lasciò buone impressioni nel cuore del popolo italiano, soprattutto di coloro che nutrivano ideali anticolonialisti; le sue attività rivoluzionarie e l’aiuto dei suoi amici italiani ed europei, durante questo periodo, furono di grande importanza, contribuendo in seguito al sostegno della rivoluzione vietnamita.

L’Antica Trattoria della Pesa, celebre ristorante di Milano, sito nel cuore di un vivace quartiere cittadino, nei primi anni Trenta era frequentata dal futuro leader vietnamita, che, stando ad alcune voci militanti, pare abitasse proprio i sopra i locali del posto di ristoro. Oggi, una targa (donata negli anni Novanta dall’Associazione Nazionale Italia Vietnam e dal Comune di Milano) e posta all’ingresso della Pesa, e un piccolo busto bronzeo del Presidente albergato in una delle sale, ne custodiscono il ricordo.  Un’altra statua, una scultura dedicata a Hồ Chí Minh, si trova invece presso il Consolato di Torino per volontà delle Loro Eccellenze gli Ambasciatori Đang Khang Thoai e Nguyễn Văn Nam; presso la sede consolare di Torino si trova altresì un magnifico ritratto di “Bác Hồ”, donatomi personalmente da Nguyễn Xuân Phúc – undicesimo Presidente del Việt Nam – che incontrai nel novembre 2021, nel corso della sua visita di Stato a Berna.

Tutti coloro che hanno avuto occasione di visitare la nostra Biblioteca vietnamita[2], dedicata all’asiatista Enrica Collotti Pischel – maestra di tutta una generazione di “vietnamologi” –  hanno potuto notare le molte  immagini del Presidente Hồ Chí Minh; nelle fotografie e nei ritratti tuttavia, vien dato poco risalto al suo ruolo di stratega e leader combattente; lo possiamo infatti veder ritratto mentre chiacchiera con le donne delle popolazioni del Nord o coltiva il suo piccolo orto, mentre pesca, gioca a bigliardo e perfino nell’atto di dirigere un’orchestra! Del resto Hồ Chí Minh non amava mettersi in mostra; si considerava un rivoluzionario, un capo di Stato “che agisce per una causa” e di conseguenza non riteneva che parlare di sé fosse per gli altri interessante. Il Presidente “aveva una voce sommessa – ricordava lo studioso francese Charles Fourniau, – parlava in modo semplice; non faceva mai grandi discorsi; eppure, chiunque vi si trovasse di fronte rimaneva letteralmente catturato dal suo straordinario carisma”.

 

Bác Hồ in Italia: la necessaria ricerca sul campo e negli archivi

Del  soggiorno italiano di Bác Hồ – in pieno ventennio fascista – restano solo sporadiche tracce, tracce che, tuttavia, sarebbe doveroso ripercorrere nel quadro di una più ampia e strutturata ricerca sul campo e negli archivi. Gli spunti per una siffatta ricerca non sono molti ma pur esistono: qualche vecchio militante dell’Associazione Nazionale Italia Vietnam afferma, ad esempio, che il Presidente potrebbe aver lavorato come operario presso gli stabilimenti industriali Breda, azienda metalmeccanica fondata nel 1886 a Milano.Ma gli studiosi sono meno inclini a convalidare le suggestive ipotesi del seppur breve soggiorno milanese di Hồ Chí Minh a Milano.

Hồ Chí Minh personificava la tradizione nazionale e la “memoria autoctona”, in sintonia con il pensiero marxista; ogni italiano dovrebbe meglio conoscere la figura di questo leader che aveva incontrato Enrico Berlinguer e vari esponenti politici italiani; nel 1967, rivolgendosi a Lelio Basso – dopo la sua visita in Việt Nam, egli scriveva:

 

“Cari compagni e amici italiani, ho chiesto al Professor Lelio Basso di portare un saluto fraterno al popolo italiano. Egli potrà raccontare agli amici italiani ciò che ha visto e sentito sui più atroci crimini commessi dall’imperialismo americano nel nostro paese. Il nostro popolo, unito saldamente dal Nord al Sud, si è levato per difendere la nostra libertà e la nostra  indipendenza e, al  tempo stesso, per contribuire alla diffusione della pace fra i popoli del mondo. (...)Il popolo italiano, con entusiasmo e con ogni mezzo, ha sostenuto la nostra resistenza contro l’aggressione americana. Vogliamo esprimere i nostri più sinceri ringraziamenti agli amici italiani. Viva l’amicizia tra il popolo vietnamita e il popolo italiano!”

 

L’Italia fu uno dei primi Paesi europei a stabilire relazioni diplomatiche ufficiali con il Việt Nam (marzo 1973), nonostante l’orientamento della politica ameri­cana volta ad isolare il Paese dal contesto internazionale, così come, nei lunghi anni dell’embargo statunitense, fu fra le nazioni più solerti nel fornire aiuti. Durante la resistenza anti-americana, com’è noto, nel nostro Paese si diffuse un vasto movimento di opinione; molti italiani ancor oggi si presentano come “apparte­nenti alla generazione del Việt Nam”, alla generazione cioè di coloro che, negli anni Sessanta-Settanta, raggiunsero la maturità politica nel movimento di sostegno di quel piccolo paese contadino in lotta. Quando, ad esempio, il porto di fu bloccato dalle mine sottomarine americane, in Italia la popolazione protestò nei porti contro le navi statunitensi e di lì a poco, un bastimento da trasporto partì dal porto di Genova per portare aiuti e, dopo varie peripezie, raggiunse Hải Phòng.” La popolare impresa della “nave dell’amicizia che distribuì viveri e mezzi di sostegno alla popolazione stremata di Hải Phòng[3], è stata ricordata anche dal Presidente Giorgio Napolitano e dal Segretario del Partito comunista vietnamita Nguyễn Phú Trọng, in occasione del pranzo cele­brato al Quirinale in apertura delle rievocazioni dei quarant’anni dell’avvio delle relazioni diplomatiche Italia-Vietnam (2013).

Va ricordato che, verso la fine del 1965, Giorgio La Pira, organizzatore di un Simposio per la pace in Việt Nam, si recò a Hà Nội per valutare la possibilità di intraprendere un’iniziativa di pace in vista della cessazione delle ostilità. Fu ricevuto infor­malmente dal Presidente Hồ Chí Minh, ma la sua missione fu sfruttata in senso negativo dalla Casa Bianca, intenzionata a prolungare il conflitto, così,  Marigold non fiorì[4] ̶̶   come recita il titolo di un importante volume scritto dal diplomatico e saggista Mario Sica, conoscitore attento e appassionato del Việt Nam, autore, fra il resto, de Viaggiatori italiani in Viet Nam[5]. Un altro tassello fondamentale per la redazione di una storia del contatto italo-vietnamita, è costituito da un ulteriore saggio di Mario Sica, L'Italia e la pace in Vietnam (1965-68)[6], volume che narra dei tentativi dell’Italia per contribuire alla ricerca di una soluzione pacifica nel Paese in guerra. In questo volume, l’Autore si sofferma sulle varie fasi dell’operare italiano, avvalendosi di una fitta documentazione emersa in questi ultimi anni e, in particolare del Diario vietnamita di D’Orlandi, del Diario di Fanfani, dei documenti del “Fondo Fanfani” consultabili al Senato, così come di documenti polacchi e sovietici, di incartamenti della Casa Bianca, del Dipartimento di Stato americano e ovviamente di materiali vietnamiti. Dal cospicuo lavoro di Mario Sica, nel suo complesso, accanto all’attestazione di un rapporto bilaterale vivace e longevo, emerge innanzitutto il comprovato impegno, in epoca contem­poranea, della diplomazia italiana alla ricerca di una soluzione pacifica che sembrò ad un certo punto a portata di mano e che peraltro, alla fine, non per cause imputabili all'Italia, non fu possibile ottenere.

Del resto, anche il Việt Nam, e sin da tempi lontani, volgeva un attento sguardo verso l’Italia. Dopo il fallimento dei tentativi di riconquista del potere da parte del movimento Can Vuong[7], ad esempio, i patrioti vietnamiti si unirono ai movimenti di Phan Bội Châu e Phan Châu Trinh che preconizzavano la tattica della “lotta di lunga durata per la salvaguardia del Paese”. Tali movimenti, che si prefiggevano innanzitutto di diffon­dere l’istruzione fra la popolazione, s’ispiravano a opere come il Contratto Sociale di Rousseau e L’Esprit des lois di Montesquieu; tuttavia, circolava nel Paese un’opera che ebbe un ruolo piuttosto importante in quel preciso contesto storico. Si trattava de Trois héros édifiant l’Italie, biografia romanzata di Giuseppe Mazzini, Giuseppe Garibaldi e Camillo Cavour. La strategia di lotta per la libera­zione e l’unificazione dell’Italia adottata da questi tre italiani influenzò profon­damente i patrioti vietnamiti. Phan Bội Châu (1867-1940), pur perseguendo la liberazione attraverso le sommosse, s’orientava, per certi aspetti, proprio a Mazzini, per il quale la lotta politica doveva essere affiancata alla diffusione dell’istruzione. Phan Châu Trinh (1872-1926), costituisce un altro esempio di quanto le idealità provenienti dall’Italia fossero tenute in considerazione: egli giunse ad assumere lo pseudonimo di Hy Ma che significa “imitare, seguire l’esempio di Mazzini”. E, come Mazzini, si espresse Nguyễn Hàng Chi, giovane patriota di  Hà Tĩnh che militava nel Sud del Paese: nel rice­vere la notizia della morte di sua madre, inviò al villaggio natale due sentenze parallele per onorarla; scriveva:

 

Il Paese d’Annam mi ha dato i natali e, ora che i miei compatrioti vivono nella miseria, lo compiango, così come piango mia madre e porto il lutto, come Mazzini. (Riferimento alla frase di Mazzini, “Mia madre è morta. Per tutta la vita porterò il lutto per lei e per il mio Paese).

 

La documentazione, la memoria scritta e le tracce materiali delle relazioni Italia-Việt Nam sparse sul territorio italiano, costitui­scono un repertorio frammentato e pur tuttavia originale, edificato nel corso del tempo da parte di numerose persone (intellettuali, studiosi, analisti, militanti dell’associazionismo di base, gruppi sociali, religiosi e, più recentemente, orga­nismi ed enti territoriali a carattere giuridico-economico). Nonostante il suo innegabile valore, come si detto, questo corposo insieme di materiali non è ancora stato censito nel suo complesso. Nell’intento di fornire un primo strumento di lavoro, la Regione Piemonte, ha dato avvio al primo censimento dei materiali relativi al Việt Nam consultabili presso le sue biblioteche regionali e negli archivi speciali e specialistici. Si tratta di una ricerca poi sfociata in una pubblicazione, “con un preciso valore di prima testimonianza sulla quale costruire premesse e concetti da verificare e sperimentare”[8].

I libri rivolti al Presidente Hồ Chí Minh editi in Italia negli anni Settanta-Ottanta vedono oggi nuova vita, e pubblicazioni sino a ora inedite vengono date alle stampe; è il  caso di Nguyễn Ái Quốc [Hồ Chí Minh], La via della Rivoluzione (Collana Banyan/Sud-Est Asia. Anteo Edizioni 2018) – scritto dal Presidente; e di  Hồ Chí Minh. Lettere per la pace in Viet Nam (Collana Banyan/Sud-Est Asia/Anteo Edizioni 2021), edito nella traduzione diretta dalla lingua vietnamita in italiano (prima traduzione dell’opera in una lingua europea); questo progetto, concepito, elaborato e realizzato a Torino dal Centro di Studi Vietnamiti con il supporto di un valido traduttore (Trân Doàn Trang) e della comunitàdi studenti Việt Kiều di Torino, consolida oggi le emozioni dell’Italia, da sempre vicina ai sentimenti del popolo vietnamita e della sua leadership.

 

Italia Vietnam: l’Associazionismo e l’impegno ieri e oggi.

La storica Associazione Nazionale Italia Viet Nam

e le forze intellettuali a fianco del Vietnam sin dagli anni Sessanta

“Da qualche tempo, sulla scia dei successi del Việt Nam –  rimarcava qualche tempo fa l’On. Fausto Cò, Presidente dell’Associazione Nazionale Italia Vietnam fino al 2022[9] – nascono e proliferano varie associazioni di amicizia, comitati di scopo, società raggruppamenti rivolti allo scambio con questo prodigioso angolo di Asia.  Il Việt Nam  oggi va di moda e la cosa non può che farci piacere; molte aggregazioni che si richiamano alle relazioni italo-vietnamite tuttavia ope­rano direttamente sul terreno economico e di questo vivono – alcune lo fanno in modo egregio e di ciò non si può che rallegrarsi; ma mi pare necessario ribadire con forza oggi, la storia di quegli uomini e quelle donne che, per primi, con lungimiranza, tenacia e passione, contribuirono con la forza del volontariato e della solidarietà a costruire quel ponte ideale che ha unito l’Italia al Viet Nam sin dagli anni Sessanta e ha avvicinato due popoli geograficamente distanti ma assai simili dal punto di vista culturale”.

Per questo vorrei  oggi, pur sommariamente, ricordare, oggi gli uomini e le donne dell’Associazione Nazionale Italia Vietnam per l’amicizia, la cooperazione, gli  scambi  culturali e scientifici. Sorta sull’onda della solidarietà con il popolo vietna­mita, aggredito dall’imperialismo americano che intendeva contrastare lo sviluppo del comunismo nel Sud-est asiatico, l’Associazione Nazionale Italia Vietnam, oggi ancora pienamente attiva, durante il conflitto anti-americano (e oggi come ieri), ha studiato, indagato e fatto conoscere la Storia e la contemporaneità, l’attualità del Việt Nam; ha seguito con pervicacia la direzione politica intrapresa, il dibattito interno al partito comunista, l’evoluzione della società, il rap­porto dell'economia con l’ambiente e così via. Da sempre questa associazione, ricono­scendo le identità altrui e rispettandone le scelte, ha cercato di comprendere i nuovi orizzonti di sviluppo della nazione vietnamita.

Se mi permettete una nota personale, devo dire che sono affettivamente molto legata a questa associazione; vi ho militato sin da ragazza (e oggi continuo a dirigerne l’organo di stampa, la rivista Mekong che esce due volte anno, sin dal 1994). Proprio per queste ragioni affettive  voglio ricordare tutti coloro che, pur non essendo più a nostro fianco, hanno costituito la vera forza intellettuale che ha dato vita a questa associazione, valorizzando il carat­tere col­lettivo dell’impresa. Non vorrei dimenticare nessuno di coloro che hanno partecipato a questa imponente impresa comune, anche se la memoria può risultare lacunosa nel ricordo dei singoli e delle specifiche azioni; memo­ria innanzitutto di riunioni, di discussioni, di decisioni, e anche di accesi contrasti, ove tuttavia, ogni comitato – Milano, Torino, Venezia, Genova, Bologna, Roma, Sassari ecc... – ha dato il proprio contributo per assumere decisioni che hanno prodotto fatti rilevanti nella storia sociale del nostro paese e in quella dello stesso Việt Nam. Vorrei sottolineare che questa è una caratteristica peculiare della storia di questa Associa­zione, una storia che non appartiene solo a ai suoi fondatori e ai suoi militanti, ma si inserisce a pieno titolo nelle vicende storiche  del Việt Nam e dell’Italia.

 

Gli uomini e le donne che s’impegnarono a costruire il ponte di amicizia fra Italia e Viet Nam.

Ettore Masina, Enrica Collotti Pischel, Pino Tagliazucchi

La storia dell’Associazione Nazionale Italia Viet Nam è la storia del rapporto ideale che ha unito due popoli, perché ogni sua azione ha avuto riscontro nella vita sociale e politica del Việt Nam, così come ogni avve­nimento di quel Paese ha inciso nella coscienza sociale dell’Italia e degli italiani anche grazie all’attività dell’Associazione e per merito di coloro che a quelle attività hanno contribuito concretamente. Ricordo pertanto gli illlustri fondatori Franco Calamandrei, Ettore Masina, Enrica Collotti Pischel, Sergio Ricaldone e con loro  Luciano Sossai,  Stellina Vecchio, Francesco Gatti e i tanti compagni  militanti giovani e meno giovani, come Roberto Perasso, Carla Perasso, Trân Doàn Trang, Nguyễn Chu, Mauro Salizzoni, Fulvio Albano (Torino), Renato Darsié e Flavio Cogo (Venezia), Mario Bertorello, Luciano Sossai e Mauro Cotogno (Genova), Roberto Cocevari, Dina Cenderelli (Milano), Anna Maria Nguyễn e Francesco Maringiò (Bologna).

Di Pino Tagliazucchi, altro pilastro  dell’Associazione, serbo un ricordo vivido: fu  proprio grazie all’impulso di Pino e di Ettore Masina che, nel 1989, potei fondare il Centro di Studi Vietnamiti e dar vita all’originario Centro di Documentazione sul Việt Nam, poi divenuto, nel 2004,  Biblioteca vietnamita di Torino dedicata alla nostra Maestra e amica, Enrica Collotti Pischel. Dai primi anni Novanta, l’Associazione poté raccogliere numerose adesioni presso gli studenti dell’Ateneo torinese, dove ho a lungo insegnato “Storia del Việt Nam”. Vorrei sottolineare che l’Università di Torino, grazie a studiosi intellettualmente e politicamente  vicini al Việt Nam[10] ha accolto sin dal 1994, i primi insegnamenti didattici sulla storia, sulla cultura, sulla società, sulla lingua e letteratura del  Việt Nam.

L’Associazione nazionale Italia Viet Nam, testimone di un'epoca, accanto alla sua opera di solidarietà ha contribuito in modo rilevante all’edificazione di un mondo vietnamita in Italia e alla diffusione di un’informazione e una conoscenza sul Paese davvero sorprendenti. Non mi soffermo sulle iniziative editoriali intraprese sin dagli anni Ottanta dall’Associazione (e conseguentemente dal Centro di Studi Vietnamiti), ma faccio presente la rivista Mekong, edita quale organo di stampa dell’Associazione sin dal 1994  e  i Quaderni Vietnamiti, monografici sul Việt Nam sempre curati dal Centro di Studi Vietnamiti, di cui l’ultimo numero, che uscirà a giugno 2023, è dedicato al Cinquantesimo anniversario delle Relazioni Diplomatiche.

Se Enrica Collotti Pischel sin dagli anni Sessanta cercò sempre di far comprendere la complessa realtà socio-politica dell’Asia orientale a un pubblico occidentale ancora incapace di guardare oltre l'orizzonte di casa propria, Pino Tagliazucchi aveva profondamente maturato l’idea che il rigore in­tellettuale nello studio e nella ricerca doveva essere sviluppato unita­mente all’impegno civile di essere accanto ai popoli che lottavano per il proprio riscatto. “Aveva un volto severo ed era un uomo di rari sorrisi”, scriveva di lui sulle pagine di Mekong l’On.Ettore Masina, che fu Presidente dell’Associazione Nazionale Italia Vietnam. Pino aveva l’aura di austero professore... In realtà era un sindacalista cui mi univa un grande amore per il Việt Nam.  Io sugli insegnamenti acquisiti in Việt Nam –  dove avevo perfezionato i miei studi sin dal 1989 – avevo forgiato la mia coscienza politica e morale e maturato un immenso rispetto per la  storia millenaria e il popolo eroico e laborioso, per quelle donne e quegli uomini massacrati da un imperialismo ottuso e feroce, da un militarismo armato di alta tecnologia. I sentimenti di Pino Tagliazucchi, invece, erano nutriti di cultura, dalla passione disciplinata e dalla serietà di continue ricerche e da uno studio del Việt Nam che si estendeva sino alle difficoltà linguistiche. Scriveva ancora Masina a proposito di Tagliazucchi – “man mano che la nostra conoscenza si approfondiva nell’ambito dell’Associazione Nazionale Italia Viet Nam, andai scoprendo che lo studio di quella lingua non era per Tagliazucchi passione di glottologo, ma strumento per viaggiare nella storia di un  Paese amico. Pino sapeva tutto sull’economia del Viet Nam, sulle questioni militari, sulle realizzazioni del governo, sulle discussioni in corso nel Partito Comunista.”

Pino Taglizucchi era soprattutto un attento ricercatore, lettore e scrittore delle straordinarie vicende di Hồ Chí Minh. Per la Collana editoriale “Sud-Est-Asia” che io stessa dirigevo negli anni Duemila in seno all’editrice francese L’Harmattan, nel 2004 pubblicammo Ho Chi Minh  Biografia Politica (1890-1945).  Un libro oltre che antesignano, era eccellente anche dal punto di vista stilistico perché Pino era un autodidatta di alto livello. Tre  anni fa, forti di un suo manoscritto inedito, Fausto Cò e io dedicammo a Pino il volume Viet Nam. Cent’anni di resistenza (1885-1975) e ancora da un suo manoscritto traemmo La via della Rivoluzione, ch’egli stesso aveva in parte tradotto con il Professor Nguyện Văn Hoàn. Mi  aveva assegnato questi materiali inediti e avevo promesso di curarli e darli alle stampe. Mi ci sono voluti molti anni, ma alla fine,  sono riuscita nell’intento e spero con risultati apprezzabili.

Oltre a coloro che ho citato, molti altri esponenti politici, intellettuali, studenti, studiosi, lavoratori e volontari in genere, hanno contribuito al consolidamento dell’Associazione Nazionale Italia-Vietnam e alla diffusione dell’informazione sul Paese, sviluppando importanti riflessioni e dando vita ad imponenti attività di solidarietà. Non possiamo dimenticare Mario Bertorello, che con Roberto Cocevari[11], è stato insignito della Medaglia dell’Amicizia del Governo vietnamita. Con il sopravvenire del nascente comitato della Regione Veneto, coordinato dall’infaticabile Renato Darsié, vennero promossi numerosi progetti di cooperazione; un comitato, questo, da sempre fra più dinamici.

La solidarietà di ieri, che nel secolo scorso ha segnato positivamente il rapporto fra i nostri due popoli e marcato il cammino dell’Associazione, in tempi recenti è stata ripensata e adeguata alla realtà dell’oggi. La politica della globalizza­zione economica e la centralizzazione dei poteri voluta dall’Occidente, ha profon­damente cambiato i ritmi di sviluppo in Asia e in Việt Nam: oggi viviamo scenari incontrollabili e nuovi sono i problemi che vanno affrontati, non ultimo quello delle controversie esistenti con la Cina in relazione agli  arcipelaghi del Mar Orientale e i rischi per la pace nel mondo che potrebbero derivare da un aumento della tensione nella regione. L’Associazione ha dedicato un Osservatorio permanente a Hoàng Sa e Trường Sa e l’editrice Epics di Torino vi ha dedicato un volume.[12]

 

Italia Việt Nam. Una solida amicizia e un  confronto ideale e politico che continua.

Un appello ai giovani ricercatori e agli studiosi in formazione  

Mentre conosciamo nel dettaglio le vicende legate alla permanenza di Hồ Chí Minh in Francia e, grazie a case editrici come Marx 21 di Bari, Anteo di Reggio Emilia – con la collana Banyan – e EPICS di Torino – con la collana Đất Nước –  che hanno recentemente pubblicato alcune opere di Bác Hồ, conosciamo alcuni scritti del Presidente, va detto la che la  storia di Hồ Chí Minh in Italia è tutta da scrivere.

Se il Việt Nam e Hồ Chí Minh sono rimasti nella coscienza di molti italiani, soprattutto per aver insegnato all’Occidente tutto intero che “libertà e indipendenza non sono mai merci barattabili”, è pur vero, come abbiamo detto, che le orme certamente ancor rintracciabili in territorio italiano, costitui­scono ancora un ampio e frammentato repertorio da censire – si pensi a quanti materiali preziosi contengono gli Archivi (ad esempio l’Archivio di Stato di Roma che visitai con S.E Cao Chinh Tien… Vi trovai perfino le lettere inedite di Aldo Moro che facevano in parte riferimento al Việt Nam!). Sarebbe auspicabile che un’apposita commissione italo-vietnamita potesse lavorare a un’indagine sul campo e a una raccolta sistematica, in una elaborazione congiunta di saperi. E sarebbe bello se in questa impresa potessero cimentarsi i giovani. Il “Polo scientifico culturale Italia Viet Nam” di Torino, l’Associazione Nazionale Italia Viet Nam sotto la guida attenta del Prof. Mauro Salizzoni e la Biblioteca vietnamita[13], sono pronti ad accoglierli e a collaborare con enti, associazioni, anche recentemente formatisi, che vogliano contribuire a questa impresa.

Ho qui cercato di riassumere in sintesi, memorie e schegge di ricordo, tentando di suggerire sottovoce la rappresentazione di una storia lunga e pervicace che, ritengo sia doveroso trasmettere a chiunque voglia saperne; ai giovani  soprattutto e a coloro che, oggi nel momento in cui il Việt Nam è di nuovo alla ribalta per i suoi successi  in campo economico, nutrono curiosità e interesse per questo Paese che tanto ci ha insegnato.

 

 

Sandra Scagliotti, vietnamologa, è Console onoraria della Repubblica Socialista del Viet Nam. Medaglia dell’Ordine dell’Amicizia conferitale dal Governo vietnamita, dai primi anni Novanta ha tenuto corsi e seminari sul Việt Nam presso l’Università degli Studi di Torino; presiede oggi il Polo scientifico-culturale Italia Vietnam. Da una tesi di laurea storico-politica sul Viet Nam (1983) ha derivato il suo interesse di ricerca per questo Paese, dove ha perfezionato i suoi studi; è autrice e curatrice di numerose pubblicazioni storico sociali, fra cui i volumi: Il banco di sabbia dorata. Il Viet Nam e gli arcipelaghi del Mare orientale (Epics, Torino 2017); Il drago e la fata. Politiche e poetiche nel Viet Nam moderno e contemporaneo (Stampatori universitaria, Torino 2013); Il Corvo e il Pavone. Racconti fantastici dal Viet Nam (2019) – con Tran Doan Trang; Viet Nam. Cent’anni di resistenza (1885-1975). Saggi in onore di Pino Tagliazucchi EPICS, Torino, 2020.

 

 

Come è nata l’Associazione Nazionale Italia Viet Nam

Nel 1971, i rappresentanti italiani presenti alla Conferenza permanente di Stoccolma per la pace e l’indipendenza dell’Indocina, decisero di costituirsi in un Comitato Nazionale Italia-Vietnam aderente alla Conferenza. Promotori dell’iniziativa furono l’onorevole Riccardo Lombardi e l’onorevole Gino Bertoldi per il PSI, gli onorevoli Galloni e Fracanzani per la DC, il senatore Franco Calamandrei per il PCI, l’onorevole Franco Bojardi per il PSIUP, la senatrice Tullia Carettoni per la Sinistra Indipendente e il dott. Angelo Gennari per le ACLI. Il Comitato diffuse il seguente appello: “La guerra degli USA contro la libertà e l’indipendenza del Viet Nam si è estesa seguendo la logica inesorabile dell’aggressione a tutta l’Indocina. La situazione nel Sud-Est asiatico ritorna così in primo piano fra i pericoli per la pace nel mondo. L’onore, prima ancora che l’interesse, di ogni democratico, di ogni socialista, di ogni cristiano è in gioco se si lasciano nell’isolamento i popoli indocinesi quando difendono, insieme ai loro diritti fondamentali e con spaventosi costi, il diritto di tutti. Per questo occorrono urgentemente solidarietà e aiuto morale, politico e materiale. Alcuni di noi hanno svolto la propria opera di solidarietà e di aiuto aderendo e partecipando, come corrispondenti italiani, alle iniziative della Conferenza Internazionale permanente di Stoccolma per il Viet Nam. I risultati non sono stati trascurabili; oggi ciò non può bastare. Abbiamo perciò deciso di costituirci in Comitato Nazionale Italia-Vietnam allo scopo di continuare - adeguandola alla più grave situazione odierna - l’opera svolta finora. I promotori di tale comitato sono numerosi e delle più diverse e anche opposte matrici politiche, ideologiche, religiose. Il Comitato è aperto alle adesioni più larghe, sia che desiderino il privilegio di partecipare alla sua promozione, sia che vogliano aderirvi. Abbiamo bisogno di aiuto operativo, di contributi materiali anche economici, preferendo, per questi ultimi, che siano numerosi anziché cospicui”. In seguito a questo appello sorsero numerosi comitati regionali. Fra le iniziative più rilevanti di questi gruppi ricordiamo l’avventura della nave dell’amicizia: nell’agosto 1972 dal porto di Genova salpò la Motonave Australe con un carico di aiuti per il Viet Nam.

 


[1]  A proposito degli pseudonimi adottati dal Presidente, Pino Tagliazucchi, nella meticolosa biografia a lui  dedicata (Ho Chi Minh. Biografia politica 1890-1945 /Collana Sud-est Asia, diretta da Sandra Scagliotti /L’Harmattan Italia, 2004), ci spiega che una delle logiche fondamentali di questa gran copia di nomi di battaglia risiedeva nel proverbiale riserbo del Presidente, della cui vita “si sa ben poco”, scriveva Tagliazucchi,  perché egli preferiva circondarsi di un alone di discrezione. Fu dunque per modestia, abitudine, necessità.

[2] Sorta come Archivio documentale nel 1989, la Biblioteca “Enrica Collotti Pischel”, poi rifondata nel 2004 dall’Associazione Nazionale Italia Vietnam, con i suoi seimila volumi sul Việt Nam e le sue Collezioni particolari – come ad esempio la “Collezione di Strumenti musicali tradizionali vietnamiti” ricevuti in dono dal celebre musicologo vietnamita Trần Văn Khê nel 2006 –  costituisce l’unico archivio espressamente rivolto al Việt Nam in Italia.

[3]Il timoniere era Luciano Sossai. Un libro ne racconta l’avventura: BONOMETTI DONATA, SOSSAI LUCIANO, Rotta:17° parallelo. Dal Porto di Genova una nave carica di pace. Destinazione Viet Nam, Erga edizioni, Genova 2008.

 

[4] Marigold non fiorì. Il contributo italiano alla pace in Vietnam, Ponte alle Grazie, Firenze 1991. Marigold era appunto il nome in codice dell’operazione.

[5]SICA MARIO,Viaggiatori  Italiani In Vietnam. Edizione Bilingue Italiano/Vietnamita. Nhà Nam, Hà Nội  2013.

 

[6] Riedito da Aracne, Roma 2013.

[7]All’epoca il Paese era diviso in due Signorie: gli Nguyễn al Sud e i Trinh al Nord, in lotta per il potere che entrambi rivendicavano sull’intero territorio nazionale. Sul movimento Can Vuong, espressione della prima resistenza vietnamita, si veda  Vietnam, cent’anni di resistenza (1885-1975). Saggi in onore di Pino Tagliazucchi, Epics, Collana Dat Nuoc/Vietnam e Sud-est Asia, (diretta da Michelguglielmo Torri), Torino, Dicembre 2020.

 

 

 

[8] Si veda PIANTONI MARIO, Dalla bibliografia, di una bibliografia sul Viet Nam, in SCAGLIOTTI SANDRA, Il Viet Nam nelle biblioteche del Piemonte, Celid, Torino 2002, p. 20.

 

[9] Oggi l’Associazione è presieduta dal Professor Mauro Salizzoni, epatologo, medico e chirurgo che fu fra i primi italiani a studiare e a specializzarsi in Việt Nam. 

[10] In particolare, Ezio Pelizzetti, scienziato e Rettore dell’Ateneo dal 2004 al 2013, Paolo Bertinetti, Preside della Facoltà di Lingue e Professore emerito; presso il Dipartimento di Studi politici della Facoltà di Scienze politiche, Michel Guglielmo Torri, Francesco Gatti, asiatisti e Giuseppe Morosini, sociologo delle sviluppo.

[11]Roberto Cocevari, in seno alle lotte di solidarietà degli anni Settanta, si è distinto nel cercare i finanziamenti che sono andati a ospedali e orfanotrofi. L’obiettivo di Roberto Cocevari in questi anni è stato quello di non far dimenticare il ruolo dell’Associazione e di raccontare il Việt Nam. Poiché, egli ha sempre ribadito che: “il Viet Nam ci ha insegnato l’unità e la partecipazione”.

[12]SANDRA SCAGLIOTTI, Il  banco di sabbia dorata. Il Viet Nam e gli arcipelaghi del Mare Orientale, Epics, Collana Dat Nuoc, Torino 2017.

 

 

[13] https://www.facebook.com/vietnam.polotorino / (associazione.italiavietnam@gmail.com)